lunedì 15 febbraio 2016

Recensione: "Urla nel silenzio"

Urla nel silenzio - Angela Marsons
Titolo: Urla nel silenzio
Titolo originale: Silent Scream
Autore: Angela Marsons
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: 12,00 € cartaceo / 2,99 € ebook

Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere.
Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo…




RECENSIONE


Torno a parlarvi di thriller con la recensione di Urla nel silenzio, romanzo uscito di recente per Newton Compton, che ho preso pochi giorni fa approfittando di una promozione sull'ebook e che ho finito di leggere giusto ieri.
Il romanzo inizia con un prologo ambientato nel 2004 nella regione inglese della Black Country: cinque persone si trovano attorno ad una fossa che ciascuno di loro, a turno, ha contribuito a scavare, nella quale è sepolta la vittima di un delitto di cui tutti si sono macchiati. I cinque si ritrovano, così, legati da questo terribile segreto, un segreto che credono sepolto insieme al cadavere ma che condizionerà per sempre le loro vite. L'azione di sposta poi avanti nel tempo di dieci anni quando la Black Country viene scossa da una serie di efferati omicidi che però sembrano non avere alcun collegamento l'uno con l'altro. In realtà non è così perchè durante le indagini, Kim Stone, la detective incaricata di risolvere il caso, scopre che tutte le vittime avevano lavorato a Crestwood, un orfanotrofio che sorgeva su un terreno nel quale, di recente, un professore universitario aveva intenzione di scavare per riportare alla luce monete antiche. E proprio una delle vittime, Teresa Wyatt, si era dimostrata particolarmente interessata a questi scavi da parte del professore. Insospettita, la detective Stone, dà ordine di fare delle ricerche in quel terreno e durante gli scavi emergono resti di un corpo sepolto tempo addietro. Kim capisce che i due filoni d'indagine sono strettamente collegati e che se vuole fermare la scia di sangue, deve cercare la verità nel passato, anche se questo significa dover riaprire vecchie ferite...
Urla nel silenzio è un classico thriller investigativo, anzi direi proprio un thriller da manuale, nel senso che l'autrice ha preso tutti gli elementi che servono in un thriller e ha svolto il suo bravo compitino con precisione e senza andare fuori tema senza però sforzarsi più di tanto per mettere insieme un romanzo che avesse davvero qualcosa da dire. Per restare nell'ambito di compiti e metafore scolastiche, parlando come un'insegnante direi che "l'alunna Angela Marsons dimostra di avere le capacità, ma potrebbe fare di più". Questa, almeno, è l'impressione che ne ho ricavato io dalla lettura di Urla nel silenzio che, certo, è un thriller onesto e rispettabile, a suo modo avvincente e godibile, ma non spicca per brillantezza o per particolare originalità nè per quanto riguarda la trama nè per i personaggi. La trama è svolta bene, niente da dire, ma è qualcosa di già visto per l'argomento trattato, cioè quello di abusi e omicidi perpetrati ai danni di ragazzine innocenti con il solito collegamento tra delitti del passato e del presente; avrebbe potuto essere molto più interessante, se solo l'autrice fosse riuscita ad infondere un guizzo di creatività in più. Se non altro la rivelazione su chi sia il colpevole degli omicidi degli ex dipendenti dell'orfanotrofio è un bel colpo di scena inaspettato, ma c'è un "ma", ovvero l'autrice non dà una spiegazione convincente su come Kim sia arrivata a capirlo.
Riguardo ai personaggi, non nego che ho apprezzato la detective Kim Stone, mi è piaciuto il suo carattere spigoloso e duro, la sua ironia pungente e la scarsa diplomazia, che però nascondono un insospettabile cuore d'oro, però il clichè del poliziotto indurito da un passato doloroso e tormentato da demoni interiori comincia ad essere abusato dagli scrittori e in questo particolare romanzo, a mio avviso, l'autrice ha calcato un po' troppo la mano, dato che, guardate un po' che casualità, pure Kim da bambina era finita in quell'orfanotrofio e adesso, altra casualità, proprio lei si ritrova a indagare su omicidi le cui vittime erano giovani ospiti della struttura. Le coincidenze, insomma, si sprecano.
Relativamente agli altri personaggi, non c'è molto da dire, sono tutti delineati in modo abbastanza superficiale e non particolarmente approfonditi, a parte il sergente Bryant, il braccio destro di Kim, che pur rientrando in un altro degli stereotipi del poliziesco, ovvero quello del "poliziotto buono", è un personaggio interessante e che si fa apprezzare, soprattutto per il suo carattere calmo e pacato che fa da contraltare a quello ribelle e pungente della sua partner che, dal canto suo, trova in lui un vero amico che la sostiene e la aiuta. Ecco, il rapporto di amicizia e fiducia tra la detective Stone e il sergente Bryant è forse una delle caratteristiche più belle di questo romanzo.
Che dire, non so se sono diventata troppo pignola io e dopo aver letto tanti thriller non riesco più a trovarne uno che mi soddisfi veramente e mi faccia provare il brivido che si suppone sia insito in questo genere, o se sono gli scrittori a essere scarsi. Fatto sta che avevo alte aspettative su questo romanzo e le recensioni a 4/5 stelle mi avevano fatto ben sperare, ma io, in rapporto alle mie aspettative, l'ho trovato un po' deludente. Non lo boccio, questo no, perché considerando anche il fatto che è un romanzo d'esordio, tutto sommato è un thriller discreto, formalmente è scritto bene e la lettura ne risulta abbastanza piacevole, però non è niente di memorabile.




Il mio voto:




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